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Shadow AI: le quattro domande a cui nessuna azienda sa (ancora) rispondere

Shadow AI: le quattro domande a cui nessuna azienda sa (ancora) rispondere

Copertina dell'articolo Shadow AI: governance delle identità degli AI agent con Okta for AI

Provate a fare questo esperimento nella vostra organizzazione. Fermate chi si occupa di tecnologia e ponete quattro domande semplici.

Prima domanda: avete scelto la piattaforma AI aziendale? La risposta arriva sicura: “Certo, da più di un anno.” Bene, il primo passo è fatto. L’AI è entrata in azienda.

Seconda domanda: sapete chi la usa? Qui il tono cambia. “Sì… forse quel team, o i manager, o il marketing, o il sales.” Tradotto: non lo sappiamo davvero. L’adozione è cresciuta dal basso, informale, più veloce di qualsiasi policy.

Terza domanda: chi la usa è libero di condividere qualsiasi informazione con l’AI, oppure avete definito un modello di controllo? “Non lo so… credo sia controllato. Forse.” Il “forse” è il problema. Significa che dati potenzialmente riservati — contratti, anagrafiche clienti, codice, informazioni finanziarie — possono finire dentro strumenti su cui non avete visibilità.

Quarta domanda: se qualcuno usa il proprio account personale, può farlo? “Beh, penso di sì. Non saprei.” Ecco la Shadow AI: strumenti usati con credenziali personali, fuori dal perimetro aziendale, senza log, senza controllo, senza possibilità di revoca.

Non è un problema di AI. È un problema di identità.

Se anche voi non sapete rispondere con certezza a queste quattro domande, la buona notizia è che non siete soli. La meno buona è che il problema sta per crescere in fretta.

Fino a ieri le identità da governare erano le persone. Oggi si aggiungono gli agenti AI: software autonomi che accedono a sistemi, chiamano API, leggono e scrivono dati per conto di qualcuno. Sono identità a tutti gli effetti — spesso con permessi ampi, quasi sempre senza un proprietario chiaro e senza una scadenza. I numeri danno la misura del fenomeno: il 91% delle organizzazioni usa già AI agent, ma solo il 10% ha una strategia per gestirli come identità (Okta, AI at Work 2025). E nell’88% delle aziende che li hanno introdotti si è già verificato almeno un incidente di sicurezza, mentre l’82% dei dirigenti riteneva sufficienti le policy esistenti (Gravitee, State of AI Agent Security 2026).

Il rischio non è teorico: un account personale che condivide dati sensibili, un agente AI con permessi eccessivi che nessuno ha mai revisionato, un accesso che resta attivo dopo che il progetto è finito. Ogni caso è una porta aperta di cui avete perso la chiave.

Shadow AI e compliance: cosa chiedono NIS2 e DORA

Per le aziende italiane soggette a NIS2 queste domande hanno anche un peso normativo. Il decreto di recepimento (D.Lgs 138/2024) chiede di dimostrare il controllo sugli accessi critici, e la responsabilità è in capo al vertice aziendale, che per l’art. 23 non può delegarla. Un AI agent non censito è, per definizione, un accesso che non si può dimostrare di controllare: per un auditor è il primo punto di verifica. Nel settore finanziario DORA applica lo stesso principio alla resilienza operativa digitale, fornitori inclusi.

La governance dell’identità, in un’unica piattaforma

La soluzione che proponiamo si chiama Okta for AI (Okta for AI Agents), uno dei nuovi componenti integrati della piattaforma Okta, generalmente disponibile da aprile 2026. Porta gli agenti AI dentro gli stessi meccanismi di governance usati per le persone:

  • Visibilità: sapere quali agenti esistono, cosa accedono, con quali permessi.
  • Governance: gli agenti diventano una risorsa nei flussi di certificazione, con revisioni periodiche degli accessi, assegnazione di un proprietario umano e policy che garantiscono il principio del privilegio minimo.
  • Controllo runtime: le attività dell’agente — chiamate agli strumenti, decisioni di autorizzazione, tentativi di accesso — vengono registrate e inviate al SIEM, con la possibilità di un logout universale.
  • Neutralità: funziona a prescindere da quali agenti si adottano, da quali piattaforme di identità si possiedono e da quali risorse si connettono.

Perché “integrato” fa la differenza

Il punto chiave è proprio questo: integrato. Governare l’identità di persone e agenti AI da un’unica piattaforma non è un vezzo architetturale. È ciò che rende la sicurezza gestibile: un solo punto di controllo, policy coerenti, nessuna zona grigia tra “chi è una persona” e “cosa è un agente”. Meno strumenti separati significa meno errori, meno costi e meno rischio.

Il prossimo passo

Noi non partiamo dalla tecnologia. Partiamo dalle vostre quattro domande. Vi aiutiamo a capire dove siete oggi, ad analizzare i punti scoperti — Shadow AI, account personali, agenti senza controllo — e a valutare come risolverli con Okta for AI all’interno di una strategia di identity security coerente.

Il punto di partenza è scoprire a quante di quelle quattro domande la vostra organizzazione sa oggi rispondere con certezza. È esattamente il lavoro che facciamo nella fase di assessment: contattateci per un confronto.